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Dopo aver più volte trattato l'attuale
tema dell'introduzione del software libero nella Pubblica Amministrazione,
credo sia giunto il momento di occuparmi di un settore particolarmente
importante della PA: la pubblica istruzione.
Premessa: in alcune parti del mio articolo
compaiono indifferentemente i termini "Software Libero"
ed "Open Source" per indicare lo stesso tipo di programmi
anche se in realtà hanno significati
diversi; ebbene ho preferito lasciare i termini originali per
dovere di cronaca in quanto utilizzati nei testi originali riportati.
Tutti i documenti inseriti nei riquadri sono stati pubblicati dopo
aver contattato via e-mail i rispettivi autori.
Dopo la Germania, il Perù e la Malesia,
è il turno dell'Italia a finire sotto il tiro di Microsoft.
La divisione italiana del colosso di Redmond ha consegnato alla
Commissione Istruzione del Senato una
memoria in cui manifesta preoccupazione per l'interesse che
circonda l'Open Source in Italia e chiede espressamente che le scuole
italiane utilizzino solo software proprietari.
Antonio Bernardi, responsabile del progetto Linuxdidattica.org
ha scritto la seguente lettera aperta in risposta alla memoria di
Microsoft:
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Al Preg.mo Presidente della VII Commissione,
e p.c. ai Preg.mi Senatori della VII Commissione
Egregio Presidente Franco Asciutti, Le
scrivo la presente per ribadire l'importanza dell'emendamento
sottoriportato relativo all'alfabetizzazione nelle nuove tecnologie,
soprattutto dopo la lettura del "documento Microsoft".
Il predetto documento, infatti, nell'elencare i "Punti
di forza" del software open source (software libero)
ne omette due.
Il primo consiste nel fatto che il software
libero, a differenza del software proprietario, permette l'assoluta
libertà di copia, sia per l'insegnante che per l'allievo,
più in generale per ogni utente. La libertà
di copia del software corrisponde alla libertà di parola
e di pensiero ed è a fondamento dello scambio della
conoscenza. Ad esempio quando un insegnante spiega il teorema
di Pitagora "esegue una copia" del teorema, quando
lo applica ad un problema "esegue una copia", ecc.
Per il software, bene immateriale, vige lo stesso principio.
Il predetto software, per sua natura, è rispettoso
della proprietà intellettuale identificata nel diritto
di autore, ed educa alla cultura della legalità combattendo
la copia illegale del software. Il MIUR stesso, in un suo
recente documento, afferma che si devono utilizzare "strumenti
liberamente reperibili (- copiabili -) in rete o messi a disposizione
gratuitamente dai produttori". Faccio presente che il
software proprietario "non è né gratuito
né liberamente reperibile in rete, contrariamente al
software libero". Faccio altresì presente, Signor
Presidente, che per la legge italiana se uno studente o un
insegnante copia software proprietario, anche solo per eseguire
delle esercitazioni didattiche, commette un reato punibile
con l'arresto dai sei mesi ai tre anni di carcere!
Il secondo "Punto di forza" omesso
è quello relativo al fatto che il software libero (open
source) è rispettoso della libertà d'insegnamento.
Infatti per l'insegnante delle (o con le) nuove tecnologie
"il software" corrisponde al libro di testo. È
cosa nota che, nella scuola pubblica, la scelta del libro
di testo è competenza dei docenti (Collegio dei Docenti)
come elemento del più ampio esercizio delle libertà
d'insegnamento. Il software libero è rispettoso di
questo principio, permettendo all'insegnante di scegliersi
il software e il fornitore che più si adatta alle sue
esigenze didattiche, senza alcuna imposizione o costrizione
da parte del mercato. La stessa cosa non si può dire
per il software proprietario monopolistico dove vi è
un unico fornitore che decide il software da utilizzare secondo
propri interessi, che, seppur legittimi, non sempre coincidono
con quelli di una scuola pubblica. Per averne una prova basti
considerare che la stessa Microsoft, nel documento in oggetto,
si sostituisce arbitrariamente ai docenti, permettendosi di
definire essa stessa i criteri di scelta del software - nella
fattispecie "la diffusione nelle case" - sottraendo
loro l'esercizio di un diritto costituzionale.
Già precedentemente La pregavo di
voler tenere in considerazione il predetto emendamento Cortiana
nelle decisioni della Commissione da Lei presieduta. Oggi,
Signor Presidente, alla luce del "documento Microsoft",
quella preghiera appare ancor più attuale.
Distinti saluti
Antonio Bernardi (docente di informatica presso l'IPC Fabio
Besta di Treviso)
http://linuxdidattica.org
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Emendamento Atto Senato 1309
Articolo 1, comma 3, lettera c
Dopo "alfabetizzazione nelle tecnologie
informatiche" aggiungere " , con particolare attenzione per
lo studio dei sistemi operativi e dei software cosiddetti
"open source", ovvero nei quali il codice sorgente è
noto e modificabile, ai fini di incoraggiare e sviluppare
le doti creative e per trasmettere l'etica della condivisione
collettiva e pubblica delle invenzioni intellettuali."
CORTIANA
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Qualche giorno prima di leggere la notizia dell'attacco
di Microsoft, Gianluca Turconi, Addetto Stampa del Progetto
linguistico italiano OpenOffice.org, mi ha inviato un comunicato
stampa dal titolo: "OpenOffice.org raggiunge le scuole italiane",
il cui testo riporto integralmente:
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Da poco tempo è ormai disponibile
OpenOffice.org 1.0, la suite libera e gratuita di applicazioni
software per l'ufficio e già alcune scuole veronesi
hanno sperimentato la sua affidabilità.
In questi giorni tutte le scuole veronesi
riceveranno, grazie al CSA (ex provveditorato), informazioni
sulle caratteristiche e le modalità per ottenere questo
programma. La collaborazione fra le istituzioni scolastiche
e la comunità OpenOffice.org è stata possibile
grazie alla disponibilità del responsabile nuove tecnologie
del CSA di Verona, il dott. De Silvestri, che ha fermamente
creduto alla valenza didattica, educativa - ed economica -
dell'utilizzo di Software Libero nelle scuole.
Il Software Libero basato sulla collaborazione
delle comunità di utenti e sviluppatori, permette alle
scuole di utilizzare le scarse risorse economiche in maniera
più efficiente, potendo re-investire il denaro così
risparmiato sia in campo informatico sia in altro campo didattico,
con una notevole razionalizzazione degli investimenti.
Allo stesso tempo, la possibilità
di distribuire gratuitamente OpenOffice.org per l'uso a casa
degli studenti allevia i costi delle apparecchiature informatiche
a carico delle famiglie che, sempre più spesso, devono
affrontare spese non indifferenti per fornire ai propri membri
in età scolastica quegli strumenti informatici ormai
fondamentali per lo studio.
L'utilizzo di Software Libero in ambito
scolastico e amministrativo permette, in definitiva, un più
equo e paritario accesso ai servizi e alle strutture da parte
di tutti i soggetti interessati.
Per avere maggiori informazioni su come
introdurre OpenOffice.org nelle scuole e nella Pubblica Amministrazione,
contattare Flavio Filini <flavio.filini@infoverona.it>
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Ma ecco in cosa consiste il sopracitato Progetto
linguistico italiano OpenOffice.org nella presentazione del dottor
Flavio Filini:
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OpenOffice.org è una suite di programmi
per ufficio della grande famiglia del software Open Source.
Per una presentazione del progetto, le caratteristiche tecniche
di base e gli indirizzi, allego un testo preparato per le
scuole, di cui esiste anche una versione in "lingua comune"
per i meno esperti (omesso per brevità).
Il progetto di diffusione di Open Office.org
(OOo per brevità) presso scuole e Pubblica Amministrazione
è nato all'interno del gruppo italiano della comunità
OOo per varie motivazioni, che sono peraltro comuni ad altri
progetti di software libero ed esposte non necessariamente
in ordine di importanza:
- la convinzione dell'utilità di diffondere
sw Open Source e, in questo caso, gratuito, in istituzioni
che sono notoriamente a corto di fondi e, soprattutto, spendono
soldi dei cittadini;
- la possibilità di creare alternative
in un mercato quasi-monopolistico;
- in particolare per la scuola, la valenza
didattica ed educativa di una "filosofia" che
sottolinea la collaborazione e lo spirito di condivisione;
Verona è stata il primo test per
la collaborazione offerta dal responsabile dell'ufficio nuove
tecnologie del CSA (i vecchi provveditorati) di Verona, Dott.
De Silvestri, e dei suoi collaboratori.
Il CSA ha permesso di raggiungere le scuole e costituisce
un punto ottimale di scambio del materiale.
Allo stato attuale OOo è stato installato nei laboratori
di alcune scuole ma il vero battesimo del fuoco si avrà
con la ripresa delle lezioni e l'utilizzo intensivo dei programmi
da parte di alunni e docenti.
Grazie alla pubblicità data all'iniziativa
da alcuni siti siamo stati contattati da diverse persone che
lavorano in scuole o uffici pubblici e che desiderano avere
informazioni su OOo. Questo lascia ben sperare per uno sviluppo
dell'iniziativa.
Anche per la comune filosofia stanno nascendo collaborazioni
con il mondo Linux, OOo permette infatti di passare senza
difficoltà da sistemi winxx a sistemi linux per quanto
riguarda i programmi di uso più comune: editor di testi,
foglio di calcolo, strumenti per il disegno e per produrre
presentazioni.
Ringraziando per l'ospitalità resto
a disposizione per ulteriori chiarimenti
Flavio Filini
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Queste sopra riportate non sono le uniche iniziative
volte ad introdurre il software libero nella scuola: all'inizio
del mese di Giugno la redazione di "Software libero nella scuola",
un progetto che ha riunito sotto la stessa bandiera le organizzazioni:
scuola.linux.it,
linuxdidattica.org
e scuola.softwarelibero.it,
ha scritto la seguente lettera aperta indirizzata al Ministro del
MIUR (Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca):
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Per l'introduzione del software libero
nella didattica
Lettera aperta - 6 giugno 2002
Al Signor Ministro del MIUR
Viale Trastevere
00100 ROMA
Oggetto: Per l'introduzione del
software libero nella didattica
Signor Ministro,
riteniamo il "Piano Nazionale di Formazione degli insegnanti
sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione"
(circ. n. 55 del 21/5/2002, http://www.edscuola.it/archivio/norme/cm055_02.html)
positivo in quanto dimostra l'impegno da parte del Suo Ministero
nei confronti della formazione del personale della scuola,
condizione necessaria per poter rendere gli studenti «consapevoli
delle potenzialità e dei limiti» di queste
tecnologie.
Un'osservazione comunque balza agli occhi
appena si consideri che la scelta del software di base (sistema
operativo) è una scelta determinante per l'indirizzo
che si vuole dare a quello che il Piano definisce «intreccio
fra le nuove tecnologie e la didattica».
La scelta del sistema operativo determina
e condiziona questo intreccio e, assieme al software applicativo,
può essere considerato come "il libro di testo"
di questo Piano.
Questa scelta, perciò, non è di scarso rilievo
anche perché al riguardo vi sono due approcci che qualificano
in maniera diversa questo intreccio:
uno che considera il software come un bene da condividere,
la cui libertà di conoscenza è considerata come
la libertà di parola e di stampa, la cui libertà
di riproduzione (copia) è un prerequisito;
l'altro che considera il software un bene soggetto a restrizioni
che l'utente può solo usare, senza poter impossessarsi
della sua conoscenza, senza poterlo copiare (riprodurre) liberamente.
Nel primo caso si parla di open source o software libero,
di cui GNU/Linux è il più noto ed è anche
sostenuto da società come l'IBM (http://www.ibm.com/linux),
nell'altro caso si parla di software proprietario.
Il primo oltre a essere «liberamente scaricabile
(copiabile) dalla rete» è rispettoso della
libertà d'insegnamento lasciando libero il docente
di scegliere le soluzioni più conformi alle esigenze
didattiche senza costringerlo a cambiare software solo per
assecondare mode e/o interessi privatistici. Educa alla cultura
della legalità distinguendo il software che si può
copiare liberamente (software libero) da quello la cui copia
è vietata. (Da una indagine riportata nel "Il
sole 24-ore" del 4 ottobre 2000, risulterebbe che il
56% delle aziende americane utilizzano anche software libero).
Per quanto riguarda il secondo (software proprietario) basti
dire che, per la legge italiana, se un docente o uno studente
lo copia, anche solo per eseguire delle esercitazioni didattiche,
commette un reato punibile con l'arresto dai sei mesi ai tre
anni di carcere.
Ebbene, Signor Ministro, il Piano delega
di fatto questa scelta ai docenti-discenti «con scarse
o nessuna competenza» tramite l'«autoformazione
presso la propria abitazione (...) con attrezzatura
personale», o assume il sistema operativo già
«presente nella scuola» anche nel caso
dei docenti-discenti un po' meno inesperti. Al riguardo la
circolare recita «Il sistema operativo del/dei server
deve essere coerente con le opzioni espresse dal corsista
in fase di iscrizione per consentirgli di operare su un sistema
con caratteristiche più vicine possibile a quello presente
nella sua scuola» .
Oltre alla perplessità circa il demandare questa scelta
ai docenti in formazione con scarse competenze o assumere
ciò che è già presente a scuola, sorge
un'altra perplessità ancor più grave.
È noto, infatti, che nel mercato
delle nuove tecnologie si è formato in questi anni
un monopolio di fatto del sistema operativo identificato nel
prodotto "Windows", che il docente inesperto utilizza
(a sua insaputa) nel proprio computer di casa confondendolo
quasi sempre con altri programmi (word, ecc.) e magari credendo
sia l'unico esistente nel mercato.
È altresì noto che, grazie a questo monopolio,
le scuole fino ad ora hanno acquistato, al pari del docente
inesperto, computer con il sistema operativo Windows preinstallato.
Delegare dunque la scelta al docente inesperto
o assumere ciò che è già presente nella
scuola significa farsi imporre le tecnologie da questo monopolio,
rinunciando ad ogni autonomia.
Ebbene, Signor Ministro, la cosa non è di poco conto,
perché in questo modo, nell'intreccio tra tecnologie
e didattica si rinuncia alla propria libertà di
scelta. Si rinuncia, perché con questi presupposti
manca la possibilità di realizzare una didattica che
sia al di sopra di questo o di quel marchio di fabbrica.
Significa, in ultima analisi, trasformare gli insegnanti in
addestratori e propagandisti subordinando l'insegnamento agli
interessi privati.
Ciò nonostante, riteniamo l'iniziativa
del Ministero nel suo complesso positiva perché fissa
alcuni obiettivi qualificanti, quando afferma che bisogna
«cambiare modo di fare scuola e di saper utilizzare
proficuamente le tecnologie nella didattica quotidiana»
.
Quando afferma che i «materiali disponibili (...)
devono essere fruibili dall'utente finale senza bisogno di
prodotti specifici utilizzando strumenti liberamente reperibili
in rete o messi a disposizione gratuitamente dai produtori».
Facciamo presente che il sistema operativo Windows, ma più
in generale tutto il software proprietario, non è né
gratuito né liberamente reperibile in rete, contrariamente
al software libero.
Signor Ministro, il Piano successivamente
indica, a sostegno della sua realizzazione, anche alcuni materiali
prodotti dal MIUR già consultabili in rete (http://www.osservatoriotecnologico.net/software/test/edulinux/procontro.htm)
nei quali, a proposito del software open source e di Linux
in particolare, si afferma «la natura libera e pluralista
della scuola italiana avrebbe potuto essere culla ideale di
questi Sw. Si potrebbe anche dire che -essendo gratuito
il software open source- dovrebbe essere una scelta obbligata
e non solo etica».
E, più avanti, a proposito di StarOffice un prodotto
della società Sun Microsystem (di cui esiste la versione
libera) utilizzabile anche per la Patente Europea del Computer
(ECDL), si afferma che il suo utilizzo a scuola «rappresenta
un'occasione d'affrancamento dal mondo Microsoft o, quantomeno,
di libertà di scelta e sensibilità filosofica.»
Inutile dire che siamo d'accordo con queste ultime affermazioni.
Pertanto, La preghiamo di mettere in atto
tutte le iniziative di Sua competenza affinché le affermazioni
a favore del software libero e/o gratuito, dallo stesso Ministero
auspicate non siano soltanto dei buoni propositi con i quali
coprire la "soggezione" della scuola italiana al
monopolio Microsoft, ma siano l'inizio di un approccio moderno
e libero all'intreccio tra nuove tecnologie e didattica e
più in generale tra nuove tecnologie e società.
Treviso, giugno 2002
La Redazione di
"Software libero nella scuola"
http://linuxdidattica.org
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Chiunque desideri contribuire all'introduzione del
software libero nella didattica può iscriversi alla lista
di discussione scuola@lists.linux.it seguendo il link: http://www.linux.it/mailman/
listinfo/scuola/.
di Marina
Sturino
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