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Sono trascorsi quattro mesi da quando ho scritto
il primo articolo sull'argomento e molta acqua è passata
sotto i ponti. Mi sembra quindi giunto il momento di scattare un'altra
panoramica su un tema mai tanto discusso come in questi ultimi giorni.
Premessa: in alcune parti del mio articolo
compaiono indifferentemente i termini "Software Libero"
ed "Open Source" per indicare lo stesso tipo di programmi
anche se in realtà hanno
significati diversi; ebbene ho preferito lasciare i termini
originali per dovere di cronaca in quanto utilizzati nei testi originali
delle varie proposte citate.
Indice
Bundestag o Bundestux?
Fine Gennaio 2002: in Germania viene presentata
al Bundestag (il Parlamento tedesco) una petizione promossa da Werk21 sottoscritta
da migliaia di utenti, tra cui personaggi di spicco della vita pubblica
tedesca, e da alcuni deputati che richiede la sostituzione dei sistemi
proprietari nella pubblica amministrazione a favore dei Sistemi
Liberi.
La petizione, denominata Bundestux,
attacca apertamente e duramente Microsoft; ecco due passi particolarmente
significativi:
Il dibattito non è a proposito della
domanda astratta "è meglio l'OpenSource o il Software proprietario"
bensì, molto concretamente, se, in futuro, il Bundestag
debba continuare con l'uso di combinazioni di Sistemi Operativi
Microsoft, Internet Browser Microsoft, programmi di E-Mail Microsoft,
Suite Office Microsoft, etc. o se sia il caso di dare una possibilità
ad altre alternative di mostrare le loro potenzialità.
[...] Da queste considerazioni, è
un dovere, per un paese democratico, introdurre Software libero.
Microsoft non tarda a rispondere alle accuse:
Kurt Sibold, presidente della divisione tedesca del colosso di Redmond,
invia una lettera aperta ai promotori della petizione
in cui dichiara l'azienda vittima
di un'evidente discriminazione nei confronti dei suoi prodotti e
servizi che si vedrebbero etichettati come antidemocratici. Eccone
un breve estratto:
In quella petizione chiede il rispetto delle
regole democratiche anche nei settori dell'utilizzo dell'IT e
indica quindi, come preciso dovere di uno stato democratico, l'uso
di Software libero. Questo significa, secondo me, seguendo il
ragionamento inverso, che uno stato che non usa Linux non è
democratico o, quantomeno, non è consapevole dei propri
doveri.
Ci sono sicuramente altri motivi per i quali chiede che il Bundestag
abbandoni i prodotti Microsoft per passare a prodotti per Linux.
Cos'ha a che fare l'adozione o il rifiuto dell'uso di un Sistema
Operativo con le regole democratiche o con i doveri di uno stato
democratico?
Quello che lei fa in questa campagna è una aperta discriminazione
dei nostri prodotti e servizi, etichettandoli come antidemocratici.
[...]
Non posso prevedere quale effetto potrà avere sui nostri
Partner commerciali, su tutti gli sviluppatori e sui nostri clienti
se i prodotti Microsoft venissero bollati come antidemocratici.
Grazie a Luca Bertoncello è possibile
leggere i testi
tradotti in italiano della petizione Bundestux e della replica
di Microsoft.
Sulla vicenda è interessante leggere la
lettera che lo stesso Luca Bertoncello ha scritto alla redazione
di Punto Informatico, in qualità di italiano residente a
Dresda. Oltre a fornire un quadro della situazione tedesca, naturalmente
sotto il suo punto di vista personale, in essa possiamo apprendere
come la città di Dresda, a partire dal Febbraio 2002, non
farà più alcun aggiornamento di prodotti Microsoft.
1 Marzo 2002: un primo risultato la petizione
Bundestux l'ha ottenuto: dal 2003 su 150 server parlamentari verranno
installate "soluzioni Linux". Va detto, per dovere di cronaca, che
è stato deciso pure di dotare quasi 5000 workstation "client"
di Windows XP, su cui però come suite per l'ufficio saranno
installati prodotti "Open Source" quali Open Office.
L'iniziativa dei comuni Danesi
21 Febbraio 2002: i comuni danesi sarebbero pronti
a lasciare Microsoft, a favore di soluzioni alternative meno costose.
Le nuove politiche di "licensing" Microsoft infatti imporrebbero
l'acquisto di numerose copie di Office 2000 anche laddove non è
assolutamente necessario. Esperti locali starebbero vagliando le
alternative "Open Source" sia lato client, sia lato server, che
andrebbero a sostituire Windows 2000.
Secondo i promotori dell'indagine, questa non
è una guerra contro Microsoft, ma un'iniziativa volta a risparmiare
fondi pubblici, che dovrebbero essere utilizzati per altri scopi,
più utili ai cittadini.
All'ombra della Madonnina
Torniamo in Italia, in particolare a Milano.
11 Marzo: si discute sull'opportunità di introdurre il Software
Libero come alternativa al software proprietario nell'amministrazione
comunale del capoluogo lombardo. Come già era successo nella
scorsa estate al Comune
di Firenze, anche a Milano troviamo un consigliere dei Verdi
tra i promotori dell'ordine del giorno: Maurizio Baruffi, insieme
ad un esponente di Italia dei "Valori", Adriano Ciccioni.
Tra le argomentazioni fornite a favore dell'iniziativa:
maggior sicurezza, riduzione dei costi e possibilità di apertura
del mercato.
Open Source: no grazie!
12 Marzo: si diffonde la notizia che su tesoro.it, il sito
del Ministero dell'Economia e delle Finanze, è stato pubblicato
un bando di gara, ovviamente distribuito
solo in formato .doc, in cui tra i requisiti per la partecipazione
si legge chiaramente: "Il Sistema Operativo non dovrà
appartenere alla categoria degli Open Source".
Il Ministro all'Innovazione Lucio Stanca, chiamato
a rispondere sulla questione dall'esponente diessino Pietro Folena,
si giustifica dichiarando che in quel caso specifico l'adozione
di sistemi operativi Open Source avrebbe causato un aggravio di
spesa per lo Stato. Ma la polemica prosegue e Pietro Folena (DS)
presenta un'Interrogazione a risposta in Aula al Ministro per l'Innovazione
Tecnologica. Tutti i dettagli relativi alla vicenda sono riportati
nel comunicato
e-government pubblicato da NetWork.
La proposta di legge
Il 14 Marzo è stata presentata al Senato
, ad opera del senatore Fiorello Cortiana del
Gruppo Parlamentare Verdi - l'Ulivo, una proposta di legge per
l'introduzione del Software Libero nella Pubblica Amministrazione.
Di seguito riporto il testo completo della proposta.
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PDL sul Free Software
Sen. Fiorello Cortiana, 06/03/2002
Recante: "Norme in materia di pluralismo
informatico, sulla adozione e la diffusione del software libero
e sulla portabilità dei documenti informatici nella
Pubblica Amministrazione".
CAPO I - PRINCIPI GENERALI
Art. 1
(finalità della legge)
1. Lo Stato favorisce il pluralismo informatico,
garantendo ad ogni cittadino l'accessibilità e rendendo
quindi concretamente possibile la libera scelta di ogni piattaforma
informatica, attraverso la eliminazione di barriere create
dalle differenze di standard.
2. È favorita la diffusione e lo
sviluppo del software libero, in considerazione delle sue
positive ricadute sull'economia pubblica, sulla concorrenza
e la trasparenza del mercato, sullo sviluppo della ricerca
scientifica e tecnologica. La Pubblica Amministrazione, in
applicazione del principio costituzionale di buon andamento,
e del principio di economicità dell'attività
amministrativa, di cui all'art. 1, comma 1, della legge 7
agosto 1990, n. 241, predilige l'uso di software libero.
3. La cessione gratuita di software libero
non ricade sotto normativa dell'articolo 171-bis della legge
22 aprile 1941, n. 633, così come modificato dalla
legge 18 agosto 2000, n. 248.
Art. 2
(definizioni)
1. Ai fini della presente legge si definiscono:
a) licenza di software libero, una licenza di diritto di utilizzo
di un programma per elaboratore elettronico, che renda possibile
all'utente, oltre all'uso del programma medesimo: la possibilità
di accedere al codice sorgente completo e il diritto di studiare
le sue funzionalità; il diritto di diffondere copie
del programma e del codice sorgente; il diritto di apportare
modifiche al codice sorgente; il diritto di distribuire pubblicamente
il programma ed il codice sorgente modificato.
b) software libero ogni programma per elaboratore elettronico
distribuito con una licenza di software libero come definita
nell'articolo 2, comma 1 del presente testo di legge.
c) programma per elaboratore a codice sorgente aperto, ogni
programma per elaboratore elettronico il cui codice sorgente
completo sia disponibile all'utente, indipendentemente dalla
sua licenza di utilizzo.
d) software proprietario un programma per elaboratore, rilasciato
con licenza d'uso che non soddisfi i requisiti descritti nell'articolo
2, comma 1 della presente legge.
e) formati di dati liberi: i formati di salvataggio ed interscambio
di dati informatici le cui specifiche complete di implementazione
siano note, a disposizione di ogni utente e liberamente utilizzabili
per tutti gli usi consentiti dalla legge; siano documentati
in modo completo e approfondito in modo che sia possibile
scrivere un programma per elaboratore in grado di leggere
e/o scrivere dati in tali formati sfruttando tutte le strutture
e le specifiche descritte nella documentazione; non siano
presenti restrizioni di alcun tipo all'uso di tali formati
di dati.
CAPO II - PORTABILITÀ, ACCESSIBILITÀ E SICUREZZA
Art. 3
(diritto allo sviluppo portabile)
1. Chiunque ha il diritto di sviluppare,
pubblicare e utilizzare un software originale compatibile
con gli standard di comunicazione e formati di salvataggio
di un altro software, anche proprietario.
Art. 4
(documenti)
1. Chiunque, nell'Ambito di una attività
giuridicamente doverosa, effettui la pubblicizzazione di dati
in formato elettronico è tenuto a garantirne l'accessibilità,
ricorrendo a standard di comunicazione aperti e a formati
liberi.
2. Per la diffusione in formato elettronico
di documenti (testi, carte, software, siti internet, archivi,
tabelle ecc.) di cui debba essere garantita la pubblicità
e per l'adempimento mediante scambio di dati in forma elettronica
del diritto di accesso di cui all'Art. 22 e successivi della
Legge 7 agosto 1990, n. 241, gli Uffici della Pubblica Amministrazione
soggiacciono all'obbligo di cui al comma precedente sotto
la responsabilità del responsabile del procedimento
di cui all'Art. 4 della Legge 7 agosto 1990, n. 241.
3. Qualora si renda assolutamente necessario
eccezionalmente, l'uso di formati non liberi, la Pubblica
Amministrazione sarà tenuta a motivare analiticamente
questa esigenza, sotto la diretta responsabilità del
responsabile del procedimento di cui all'Art. 4 della Legge
7 agosto 1990, n. 241, dettagliando i motivi per cui è
impossibile convertire gli stessi dati in formati liberi.
La Pubblica Amministrazione è tenuta a rendere disponibile
anche una versione più vicina possibile agli stessi
dati in formato libero.
Art. 5
(trattazione di dati personali o relativi alla pubblica sicurezza)
1. Chiunque effettui la trattazione di
dati personali mediante l'ausilio di mezzi elettronici, secondo
la disciplina della Legge 31 dicembre 1996, n. 675 o di dati
la cui diffusione o comunicazione a terzi non autorizzati
possa comportare pregiudizio per la pubblica sicurezza, è
tenuto, in questa attività, ad utilizzare software
a sorgente aperto.
2. I codici sorgenti dei programmi per
elaboratore elettronico utilizzati da parte della Pubblica
Amministrazione per il trattamento di dati personali e sensibili
secondo la legge legge n. 675 del 31 dicembre 1996 devono
essere conservati dalla Pubblica Amministrazione stessa per
permetterne future verifiche riguardo il controllo degli standard
di sicurezza.
3. Le denominazioni e le modalità
di reperimento del codice sorgente dei vari software utilizzati
nell'ambito del trattamento di dati personali mediante l'ausilio
di mezzi elettronici rientrano nelle informazioni da rendersi
all'interessato ai sensi dell'Art. 10 comma 1 della Legge
31 dicembre 1996, n. 675.
CAPO III - SOFTWARE LIBERO
Art. 6
(obblighi per la pubblica amministrazione)
1. La Pubblica Amministrazione è
tenuta ad utilizzare, nella propria attività, programmi
per elaboratore elettronico dei quali possieda il codice sorgente.
2. La Pubblica Amministrazione, nella scelta
dei programmi per elaboratore elettronico necessari alla propria
attività, privilegia programmi appartenenti alla categoria
del software libero o, in secondo luogo, a codice sorgente
aperto. In questo secondo caso, il fornitore dovrà
necessariamente e senza costi aggiuntivi per l'amministrazione
consentire la modificabilità del sorgente.
3. La Pubblica Amministrazione che intenda
avvalersi di un software non libero, deve motivare analiticamente
la ragione della scelta.
4. Della eventuale maggior spesa, derivante
da una scelta in senso contrario non appropriata, risponde
patrimonialmente il responsabile del procedimento di cui all'Art.
4 della Legge 7 agosto 1990, n. 241.
Art. 7
(incentivazione alla ricerca e allo sviluppo)
1. Il Ministero dell'Istruzione, Università
e della Ricerca Scientifica elabora annualmente un programma
di ricerca specifico sul software libero per progetti di ricerca
da parte di enti pubblici o privati per lo sviluppo di programmi
per elaboratore da rilasciare sotto licenza di software libero.
Art. 8
(istruzione scolastica)
1. Il Ministero competente in materia di
istruzione recepirà il contenuto ed i principi della
presente legge nell'ordinamento scolastico e nei programmi
didattici all'interno della progressiva informatizzazione
della scuola. Gli ordinamenti didattici nazionali riconoscono
il particolare valore formativo del software libero e lo privilegiano
nell'insegnamento.
CAPO V - DISPOSIZIONI FINALI
Art. 9
(regolamenti attuativi)
1. Entro 180 giorni dall'entrata in vigore
della presente legge, il Governo emana i regolamenti attuativi
necessari alla sua piena applicazione.
2. Nello stesso termine il Governo emana
un regolamento che definisca gli indirizzi per l'impiego ottimale
del software libero nella pubblica amministrazione; i programmi
di valutazione tecnica ed economica dei progetti in corso
e di quelli da adottare relativi alla progressiva adozione
di soluzioni di software libero, da parte delle amministrazioni
statali anche ad ordinamento autonomo e degli enti pubblici
non economici nazionali. Le norme regolamentari non dovranno
impegnare il bilancio dello Stato.
Art. 10
(norma transitoria)
1. Entro tre anni dall'approvazione della
presente legge gli enti della Pubblica Amministrazione adeguano
le proprie strutture e i propri programmi di formazione del
personale per gli aspetti generali trattati all'articolo 2,
il termine per l'adeguamento è di un anno per gli aspetti
trattati all'articolo 3 (trattamento dei dati sensibili) e
di mesi 6 per le indicazioni di cui all'articolo 4 (circa
il formato dei documenti della Pubblica Amministrazione).
2. Si stabilisce la formazione di un gruppo
di lavoro interministeriale per monitorare l'attuazione della
presente legge nel corso dei primi tre anni dalla sua approvazione.
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Il testo definitivo della proposta è il
frutto di una serie di discussioni svolte su mailing list tematiche,
tra cui Diritto e Discussioni di ASSOLI; un metodo nuovo e altamente
democratico che per la prima volta è stato applicato ad opera
del consigliere comunale di Firenze Alessio Papini, redattore della
prima bozza e già noto per aver fatto approvare quest'estate
la Mozione
al Comune di Firenze. L'iniziativa è sostenuta anche
da NetWork che in un documento
ufficiale ha chiesto espressamente ai Democratici della Sinistra
di sostenere apertamente la proposta di legge presentata dai Verdi.
L'Associazione
Software Libero (ASSOLI), in collaborazione con Free Software Foundation
Europe, emette subito un comunicato stampa ufficiale a sostegno
della proposta, ecco la versione integrale del documento:
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Comunicato stampa
di FSF Europe e Assoli sul disegno di legge per l'uso del
Software Libero nella Pubblica Amministrazione
FOR IMMEDIATE RELEASE
Contatti: Stefano Maffulli <maffulli@fsfeurope.org>
Tel 347 1493.733
Christopher Gabriel <gabriel@fsfeurope.org>
Tel 347 7784.862
La proposta di legge sul Software Libero
approda in parlamento
Con il nome ufficiale di "Norme in
materia di pluralismo informatico, sulla adozione e la diffusione
del software libero e sulla portabilità dei documenti
informatici nella Pubblica Amministrazione", il senatore
Fiorello Cortiana del gruppo parlamentare Verdi-l'Ulivo ha
presentato la proposta di legge al Senato della Repubblica
Italiana [1].
Scopo della legge è quello di privilegiare
l'adozione del software libero da parte della pubblica amministrazione,
in modo da migliorare la gestione dei servizi informativi
dello Stato. Inoltre, di adottare formati non proprietari,
e quindi universalmente utilizzabili, per tutti i documenti
prodotti dalla pubblica amministrazione.
Il software libero nella pubbliche amministrazioni
sta giocando un ruolo sempre più importante nel mondo.
La Gran Bretagna prevede l'introduzione obbligatoria di software
libero nel settore pubblico [2]. Lo sviluppo di software sicuro
con codice liberamente accessibile costituisce un ruolo centrale
nell'iniziativa eEurope della Commissione Europea [3]. Il
comune di Firenze ha approvato una mozione per l'introduzione
e espansione di Software Libero nella Pubblica Amministrazione
[4]. Il Parlamento della Germania ha recentemente annunciato
di voler basare la propria infrastruttura tecnologica sul
sistema GNU/Linux [5].
«Un'ottima iniziativa che se approvata
darà slancio all'economia nazionale del software e
dei servizi informatici e contestualmente migliorerà
la sicurezza, l'interoperabilità e l'economicità
dei sistemi informativi delle pubbliche amministrazioni con
gran beneficio per i cittadini italiani», secondo Simo
Sorce, sviluppatore italiano del progetto Samba, il software
libero che rende possibile il dialogo tra sistemi Microsoft
e i sistemi di tipo UNIX.
Stefano Maffulli, portavoce della Free
Software Foundation Europe, ha così lodato l'iniziativa:
«Questa proposta di legge porterà alla pubblica
amministrazione i vantaggi del sistema GNU. Il nostro sistema,
noto soprattutto grazie a GNU/Linux, la sua variante più
diffusa, concede agli utenti la libertà di eseguire,
modificare, distribuire liberamente il software e restituisce
agli utenti un diritto che troppo spesso gli viene tolto dalle
comuni licenze d'uso. Al contempo garantisce una base di partenza
per una vera concorrenza sul mercato informatico, basata su
standard aperti e documentati. Spero che in Parlamento la
proposta venga discussa senza pregiudizi».
«L'Associazione Software Libero ha
appoggiato la proposta di legge del senatore Cortiana sin
dalle prime stesure. La diffusione e lo sviluppo di software
libero avranno sicure e rapide ricadute positive sull'economia,
sulla concorrenza e sulla trasparenza del mercato» ha
affermato il presidente dell'associazione, Simone Piccardi,
felicitandosi dell'approdo del disegno di legge in parlamento.
Riferimenti:
[1] XIV
Legislatura - Atto Senato 1188
[2] OPEN
SOURCE SOFTWARE - USE WITHIN UK GOVERNMENT
[3] eEurope
2002 - An Information Society for all
[4] Mozione
approvata al Comune di Firenze
[5] bundestux.de
A proposito di Free Software Foundation
Europe: La Free Software Foundation Europe è l'associazione
gemella della Free Software Foundation, che fu fondata nel
1985 da Richard Stallmann per fornire supporto legale, logistico
ed economico al progetto GNU, il corpus software che costituisce
l'infrastruttura dei sistemi basati su kernel Linux. Attualmente
la FSFE ha sezioni in Francia e Germania, nuove sezioni sono
in arrivo in Italia, Portogallo, Spagna. Riferimenti: http://www.fsfeurope.org/
A proposito di Associazione Software Libero:
L'Associazione Software Libero è una entità
legale senza scopo di lucro che ha come obiettivo la diffusione
del software libero in Italia e di una corretta informazione
sull'argomento. È l'unica organizzazione italiana affiliata
alla Free Software Foundation Europe. Riferimenti: http://softwarelibero.it/
A proposito di Samba: Samba è un
insieme di programmi che forniscono accesso a file system
e stampanti condivise in rete con il protocollo SMB/CIFS.
Samba permette di sostituire server Windows NT/2000, OS/2
Warp, NFS o Netware con un server tipo Unix. Samba è
software libero rilasciato con licenza GNU GPL. Riferimenti:
http://www.samba.org/
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Il 20 Marzo presso la Sala Rossa del Senato si
è tenuta una conferenza stampa per la presentazione ufficiale
della proposta di legge; Davide Barbieri (Paci) ne ha pubblicato
un ottimo resoconto
sul sito di FreeGO! Sul sito di Radio Radicale sono disponibili
le registrazioni,
in formato Real Player, dell'intera conferenza e dei singoli interventi.
Notizia dell'ultima ora!
3 Aprile: Alessio Papini, il già più
volte citato capogruppo dei Verdi del Comune di Firenze, invia un post su diverse mailing list
di settore per annunciare la nascita della proposta di legge regionale
sul Software Libero, il cui testo è derivato dalla omonima
proposta nazionale. Sarà presentata al più presto
dai consiglieri regionali dei Verdi alla Regione Toscana, ma può
essere tranquillamente utilizzata anche in altre regioni.
E dopo tanto parlare...
Considerando tutto il movimento e l'interesse
che ruota attorno al tema "Software Libero nella Pubblica Amministrazione"
viene lecito domandarsi: "Quanti sostenitori di queste campagne
lo utilizzano, almeno per far girare i loro siti web?".
Da una piccola e veloce ricerca che ho condotto,
il Comune di Firenze utilizza Apache su Linux, il Comune di Milano
invece usa ancora Windows, del resto attualmente si sta solo discutendo
sull'eventuale adozione del Software Libero. I Verdi (www.verdi.it
e www.verdinrete.it) usano Linux dimostrando coerenza nelle loro
azioni, almeno in questo campo. NetWork usa invece Windows, com'era
prevedibile, dato che utilizza la tecnologia ASP per produrre le
sue pagine e per questo meriterebbe una tiratina d'orecchie. Il
Senato naturalmente usa Microsoft, come pure il sito del Ministero
dell'Economia e delle Finanze, il sito del Governo Italiano, il
sito dell'Autorità per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione
(AIPA) e così via...
All'estero, Bundestux.de usa Apache su Linux,
mentre invece Werk21 usa sempre Apache, ma sotto Solaris, che non
rientra certo tra i sistemi operativi *nix liberi.
Ma continuando a curiosare dietro le quinte dei
siti delle forze politiche italiane usando Netcraft,
ho scoperto che il sito di Forza Italia, gira sotto Linux...
di Marina
Sturino
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