|
"Quarantaquattro software su cento sono
duplicati, copiati, venduti come originali. Utilizzare software
copiati in azienda è un reato. Con la nuova legge si rischiano
fino a tre anni di reclusione. Per controllare se nella tua azienda
il software è legale, contatta BSA"
Così recitava il testo dello spot TV trasmesso sulle principali
emittenti italiane a partire da Domenica 22 Ottobre 2000.
Immagini forti lo accompagnavano: un distinto signore in giacca
e cravatta, presumibilmente un imprenditore, veniva sottoposto a
confronto in un carcere insieme a loschi figuri, probabilmente reo
di aver usato in azienda software non originale.
Ma la prima grande campagna
televisiva ad opera della Business Software
Alliance contro la diffusione del software contraffatto non
ha avuto molta fortuna: il 26 Ottobre dello stesso anno, Emmanuele
Somma, un programmatore attivamente impegnato nello sviluppo di
software libero, ha inviato una e-mail denuncia
di pubblicità ingannevole all'Autorità Garante
della Concorrenza e del Mercato. Il 16 Novembre anche il senatore
Semenzato, vicepresidente del gruppo Verdi - L'Ulivo, si unisce
alla protesta presentando
un esposto alla stessa autorità preposta al controllo.
Paolo Ardemagni, presidente della divisione italiana
di BSA, in un'intervista
rilasciata a Paolo De Andreis, direttore di Punto Informatico, esprime
profondo rammarico per l'incomprensione generale nei confronti del
messaggio che voleva trasmettere lo spot all'opinione pubblica,
e rifiuta di ammettere l'esistenza di software non sottoposti alla
nuova legge antipirateria.
Il 12 Dicembre, dopo aver ascoltato tutte le
parti, il giurì ordina
la cessazione dello spot, in quanto giudicato non conforme agli
articoli 2 e 8 del Codice
di Autodisciplina Pubblicitaria:
Art. 2 - Pubblicità ingannevole
La pubblicità deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione
che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo
di omissioni, ambiguità o esagerazioni non palesemente
iperboliche, specie per quanto riguarda le caratteristiche e gli
effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni
di vendita, la diffusione, l'identità delle persone rappresentate,
i premi o riconoscimenti.
Art. 8 - Superstizione, credulità, paura
La pubblicità deve evitare ogni forma di sfruttamento della
superstizione, della credulità e, salvo ragioni giustificate,
della paura.
Sul sito di BSA, nessun riferimento all'accaduto,
anche se da tempo non è più disponibile il link alla
pagina relativa alla campagna 2000.
Ma chi è in realtà BSA?
Business Software Alliance è una società
no profit costituita principalmente al fine di combattere quella
che è solita definire "pirateria informatica".
È noto infatti come il fenomeno della copia e della distribuzione
di software non originale sia diffuso in tutto il mondo. Si va dalla
semplice copia per uso personale alla contraffazione su larga scala
praticata al fine di vendere come originali copie dei più
famosi software commerciali, primi tra tutti Microsoft Windows e
Microsoft Office.
È opinione molto diffusa che per anni
la contraffazione sia stata tollerata dalle grandi software house
perché ha contribuito in maniera non indifferente alla diffusione
capillare dei loro prodotti, ma ora che lo scopo sembra essere stato
raggiunto, tutti i grandi produttori, Microsoft in testa, si sono
accordati per dare un giro di vite a un fenomeno che ormai non è
più considerato utile, ma solo economicamente dannoso.
A far scatenare la rivolta è stato il
messaggio su cui era incentrata tutta la campagna di BSA: "Copiare
software è reato"
Il semplice atto di copiare il software in sé
non è reato, lo diventa quando le condizioni sotto cui è
distribuito lo vietano espressamente. È reato copiare software
sottoposto ad una qualsiasi delle licenze molto restrittive sotto
cui Microsoft rilascia i suoi prodotti. La copia invece è
perfettamente lecita, anzi è addirittura garantita come diritto
all'utente per quel software sottoposto alla GNU GPL o a una qualsiasi
delle tante altre licenze
libere.
Naturalmente, BSA non ha mai rilasciato dichiarazioni
o chiarimenti in proposito, probabilmente perché annovera
tra le sue file i rappresentanti di tutte le maggiori case produttrici
di software mondiali che vedono nel software libero e nel suo modello
di sviluppo aperto un potenziale nemico alla loro egemonia.
Per combattere la diffusione del software contraffatto,
BSA dichiara di utilizzare strumenti volti a sensibilizzare l'opinione
pubblica; in realtà con il suo messaggio pubblicitario falso
e tendenzioso fa di ogni erba un fascio, e getta discredito proprio
su tutta quella parte di software che fa della copia autorizzata
il suo maggior strumento di diffusione. La campagna 2000 di BSA
si rivela altamente lesiva per l'immagine di aziende e professionisti
che producono Software Libero o che lo adottano regolarmente per
svolgere le loro attività.
Ma quale miglior arma della disinformazione utilizzare
nei confronti del grande pubblico? Lo spot messo in onda, pur mostrando
un imprenditore in carcere, sembrava principalmente rivolto a suscitare
paura,
incertezza e dubbio negli utenti domestici.
A SMAU 2001 BSA ci riprova. Grandi manifesti
pubblicitari neri erano affissi un po' dovunque, sulle pareti
degli stand delle più note software house. In primo piano
campeggiava la tipica finestra associata alla copia dei file, rappresentata
con grafica Windows o Macintosh, appena sotto una scritta ammonitoria:
"Ci vogliono 3 minuti per copiare un software. Potrebbero volerci
3 anni per scontare la pena."
Più in basso, in fianco al logo di BSA si leggeva: "Duplicare
illegalmente software in azienda è un reato. Chi abusivamente
duplica, vende o detiene a scopo commerciale o imprenditoriale programmi
per elaboratore rischia fino a tre anni e multe fino a trenta milioni.
Per maggiori informazioni..."
Contemporaneamente, uno spot
radiofonico riportava un dialogo tra due amici in un bar: "Mi
duplichi questo nuovo programma?" "Hai la licenza?"
"No." "E allora copiatelo tu." "Dai, che
ti costa?" "Ho detto di no!"
Anche questa volta nessun riferimento esplicito
all'esistenza di molti programmi la cui copia è perfettamente
lecita, benché la presenza del condizionale "potrebbero"
può sottintendere che non sempre la copia del software sia
penalmente perseguibile. Ma questo non è tutto: il nuovo
messaggio stampato sui manifesti può indurre a credere che
la copia non autorizzata per uso personale sia perfettamente lecita,
quando invece è altrettanto perseguibile penalmente quanto
l'utilizzo in azienda. Ma la campagna informativa di BSA non si
ferma ai media.
Sul finire del 2001, BSA invia una lettera cartacea
ad aziende e liberi professionisti, tra cui la sottoscritta, il
cui testo riporto integralmente:
Spettabile Marina Sturino,
con la presente comunicazione BSA desidera informarla sulle recenti
novità legislative varate nel nostro paese in materia di
pirateria informatica.
Come risulta dai dati forniti da IPR, in
Italia nel 2000, il 46% delle applicazioni software installate
su Personal Computer sono stati di provenienza illecita.
Il fenomeno si presenta in maniera molto
variegata:
- utenti in buona fede non a conoscenza delle regole che governano
la duplicazione dei programmi;
- rivenditori senza scrupoli che approfittano della buona fede
dei loro clienti e, concorrendo in maniera sleale, danneggiano
i rivenditori onesti;
- utilizzatori in cerca di facili risparmi, incuranti delle normative;
- contraffattori, spesso legati al giro della criminalità
organizzata, che realizzano prodotti simili agli originali e li
spacciano per tali.
Nel tentativo di contrastare un fenomeno
tutt'altro che in diminuzione, nel settembre del 2000 è
entrata in vigore la legge
248/2000, che ha modificato alcuni settori della legge a tutela
del diritto d'autore, fra cui la parte relativa alla protezione
dei programmi software. I cambiamenti introdotti in quest'ultimo
ambito sono, a nostro parere, particolarmente rilevanti.
In particolare, la legge 248/2000 modifica
sostanzialmente il testo della precedente normativa, definendo
in maniera inequivocabile che la copia non autorizzata di prodotti
software è un reato anche quando viene effettuata non a
scopo di "lucro", bensì per semplice fine di
"profitto". Conseguenza di questa impostazione è
che l'abusiva duplicazione di software in azienda è senza
più alcun dubbio penalmente sanzionabile, in quanto il
risparmio di spesa derivante dal mancato acquisto integra una
forma di profitto.
Per la precisione, l'art. 13 della legge
248/2000 prevede che chiunque abusivamente duplica, per trarne
profitto, programmi per elaboratore, è soggetto alla pena
della detenzione da sei mesi a tre anni e ad una multa da cinque
a trenta milioni di lire. Le pene possono essere più severe
(reclusione per non meno di due anni e multa non inferiore ai
trenta milioni) quando il fatto è di rilevante gravità.
La legge prevede, inoltre, varie sanzioni
amministrative per coloro che acquistano software illecitamente
duplicato e anche per chi esegue la duplicazione. In questo caso,
le sanzioni amministrative si sommano a quelle penali.
Ogni anno i danni socio-economici che la
riproduzione abusiva di software causa sono pesantissimi, stimati
in una perdita di fatturato di 800 miliardi di lire ed in una
mancata creazione di circa 37000 posti di lavoro (dati relativi
all'Italia). Ma accanto a questa perdita di competitività
del settore dell'IT in Italia, oggi una non attenta gestione del
software può procurare i danni maggiori proprio ai responsabili
dell'azienda.
BSA si pone da sempre l'obiettivo di educare
alla conoscenza della normativa e di combattere il fenomeno della
pirateria del software. La ringraziamo dell'attenzione che vorrà
prestare a questo importante argomento e la invitiamo a contattare
il nostro Numero Verde 800-241751 o il nostro sito www.bsa.org
per qualunque informazione ulteriore.
Distinti saluti
BSA Italia
Leggendo attentamente il testo, mi colpisce in
modo particolare la seguente affermazione: "Ogni anno i
danni socio-economici che la riproduzione abusiva di software causa
sono pesantissimi, stimati in una perdita di fatturato di 800 miliardi
di lire ed in una mancata creazione di circa 37000 posti di lavoro
(dati relativi all'Italia)."
Nell'articolo: "Quattro programmi su
10 sono copiati illegalmente" pubblicato sul quotidiano
"La Stampa" il 26 Settembre 2001, si leggeva:
"[...] A presentare la fotografia del
fenomeno è la Microsoft. [...] Si calcola che il danno
economico alle aziende è di 900 miliardi [in Italia]. I
dati sono stati calcolati [...] per conto della BSA. Uno studio
[...] conferma che la pirateria informatica ha impedito la creazione
di 37mila posti di lavoro in Italia. [...]"
In questo caso i miliardi erano 900, ma la sostanza
non cambia. Alessandro Rubini ha scritto una lettera
al giornale, indirizzata ad Oreste del Buono e ovviamente non
pubblicata, in cui ad un certo punto afferma:
"La domanda che ogni giornalista dovrebbe
porsi nell'usare dati forniti direttamente da un'azienda con specifici
interessi nel settore è: quali aziende hanno "perso"
900 miliardi? E chi avrebbe assunto 37 mila persone, cioè
una ogni 24 milioni di lire? Mi permetta di dubitare che ogni
30 copie di Microsoft Office venga assunto un commesso nei negozi
di informatica o un programmatore presso Microsoft. Questi soldi
sarebbero serviti piuttosto ad aumentare il potere politico-economico
già enorme delle aziende vittime di codesta "pirateria",
come amano chiamarla."
Dubbio legittimo, a mio parere; inoltre, calcolando
che normalmente un dipendente costa ad un'azienda circa il doppio
dello stipendio che percepisce, quanti italiani sarebbero disposti
a lavorare per circa 10/12 milioni di retribuzione netta annua?
Quali altri metodi utilizza BSA per combattere
la diffusione del software contraffatto? Sul suo sito web la risposta:
"Segnalazione Degli Atti di Pirateria"
Avete il dubbio di utilizzare software illegale? Se sospettate
che un collega o anche un ex datore di lavoro stia utilizzando
o rivendendo software privo di licenza, servitevi del numero verde
800.241.751 per chiamare gli uffici locali di Business Software
Alliance o effettuate la segnalazione online. Denunciare tali
attività richiede poco tempo e le vostre informazioni saranno
mantenute strettamente confidenziali. Le segnalazioni possono
anche essere sottoposte in forma anonima.
Il vostro vicino vi è antipatico e usa
un PC? L'azienda presso cui lavoravate vi ha licenziato secondo
voi senza giusta causa? Ora avete un modo semplice per vendicarvi,
nascondendovi dietro un sicuro anonimato! Notizia del 25 Febbraio:
Cittadino
denuncia azienda per pirateria.
E proprio in questi giorni è partita la
nuova
campagna radiofonica di BSA; per tre settimane, esclusa la giornata
di Pasqua, tre nuovi spot saranno trasmessi sulle principali radioemittenti
nazionali.
Tutto ruota intorno alla frase: "Copiare illegalmente il software
per la tua azienda è un reato"
L'uso dell'espressione "Copiare illegalmente"
sottintende di per sé l'esistenza di situazioni in cui la
copia del software sia perfettamente legale, e mette al riparo BSA
da possibili azioni da parte dei sostenitori del Software Libero
che possano compromettere il regolare svolgimento della campagna.
Stranamente, sul sito di BSA non si trova nemmeno l'annuncio di
questa nuova campagna, ormai già in pieno svolgimento; l'ultimo
comunicato
stampa ufficiale pubblicato concerne le politiche di salvaguardia
del diritto d'autore in Italia, e risale a ben più di un
mese fa.
E dopo tutto questo martellare sull'illegalità
della copia del software, seppur sotto determinate condizioni mai
esplicitamente sottolineate, è lecito ipotizzare che BSA
utilizzi sui suoi server una delle ultime release di Windows come
SO e Internet Information Server (IIS) come server web; ecco il
risultato della query che ho effettuato poco fa su Netcraft:
Operating System and Web Server for www.bsa.org
The site www.bsa.org is running Apache/1.3.22 OpenSSL/0.9.6c (Unix)
AuthMySQL/2.20 PHP/3.0.16 on FreeBSD.
L'ultimo aggiornamento del software che gira
sul server risale al 21 Marzo di quest'anno e da quando esiste il
dominio www.bsa.org
non è mai stato usato software proprietario.
Parte del successo del software di provenienza
illecita, a mio giudizio, va ricercato soprattutto nell'alto costo
a cui viene venduto quello originale. Se è pur vero che molte
aziende potrebbero tranquillamente permettersi di regolarizzare
la propria posizione rinunciando a una minima parte dei loro introiti,
è altrettanto vero, specie per quanto riguarda l'utenza domestica
o le piccole imprese all'inizio della loro attività, che
per molti non esiste altra possibilità. L'hardware ormai
è alla portata di tutti, ma per quanto riguarda il software
prodotto dalle software house rappresentate da BSA non si può
dire altrettanto. È ormai giunto il momento di diffondere
capillarmente presso l'opinione pubblica un'informazione corretta,
cioč che le alternative a basso costo esistono, anche per scopi
professionali, e che in moltissimi casi superano in qualità,
affidabilità e sicurezza i corrispondenti prodotti proprietari.
Combatte
te strenuamente la cosiddetta pirateria: d'ora
in poi copiate, usate e naturalmente diffondete solo Software Libero!
di Marina
Sturino
Ringrazio Alessandro Rubini per i preziosi suggerimenti
che mi ha dato durante il lavoro di stesura e revisione di questo
articolo.
|